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Serena Williams, principessa con le scarpette da tennis

Scritto da Santina / Illustrato da Elisa

Ci sono principesse che preferiscono le scarpe da tennis alle decolletes.


E altre che scendono in campo vestite da pantere, anche quando custodiscono dentro un cuore da cerbiatto.


Serena Williams ci ha ormai abituato alle sue mirabolanti trasformazioni in campo, che accompagnano una forza sempre nuova e incredibilmente vitale che cambia e si trasforma.


A maggio l’abbiamo trovata sul campo con una tuta da Catwoman, ad agosto in tutu nero con calze a rete. In mezzo ci stanno le polemiche, suscitate dalle parole del presidente della Federazione Francese di Tennis, Bernard Giudicelli, che aveva definito “eccessiva” la mise in tuta aderente di Serena.


Sul campo da sport la bellezza del corpo femminile è stato spesso motivo di scandalo; la tuta di Serena è solo l’ultima delle polemiche che hanno una storia lunga e che ci raccontano una parte importante dell’emancipazione femminile.


Tra le pioniere delle “principesse con le scarpette da tennis” ci fu Suzanne Lenglen, incredibile atleta che nel 1919 scese a sfidare i corsetti e le gonne alla caviglia della pluricampionessa Dorothea Lambert con una gonna che le sfiorava il ginocchio. Apriti cielo! Prima che una sfida a colpi di racchetta fu una lotta all’ultimo centimetro di pregiudizio.


Dalla gonna più corta ai pantaloncini, il passo fu breve; nonostante le feroci critiche di commentatori sportivi e opinionisti, la comodità e la pienezza del corpo femminile si è fatta strada sempre con meno timore.


Ancora nel 1970 i pantaloncini di Billie Jean King suscitavano scalpore sui campi da tennis: troppo radicali per una platea troppo vicina alle cautele vittoriane.


Anche l’Italia ha lasciato il segno con Lea Pericoli, che con le sue culottes in pizzo e i suoi preziosi completini con inserti di visone e rouches, fece prima scalpore, poi tendenza.


Serena è tornata in campo dopo un parto difficile e ha dedicato la tuta, costruita su misura con uno speciale tessuto che scongiurasse la possibilità di embolie, a tutte le mamme che non gettano la spugna e tornano sui campi da combattimento più agguerrite di prima. Alle critiche ha risposto con il silenzio e con uno sciccosissimo tutù nelle gare successive. Perché possiamo anche togliere a un supereroe la sua tuta, ma non i suoi superpoteri.