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Ricetta della nostalgia

scritto da Alessandra De Leonardis

Apro l'armadio e non ho ancora fatto il cambio-di-stagione.


E' un periodo difficile, mi brucia ancora forte l'assenza di una persona che avrei voluto fosse qui per sempre.


E poi è arrivato il freddo, prima dentro e ora anche fuori dalle finestre.


Mi dico  -devo ricominciare, devo lasciar andare tutto- 


Ma non sono pronta, ho bisogno di trovare conforto in qualcosa di intimo, di famigliare, di profondo.


 


Mentre chiudo gli occhi e mi abbandono al sottile dolore della nostalgia, 


la mia mente cerca la ricetta che il cuore difende nel suo angolo più segreto:


quello che trattiene la memoria dei momenti perfetti,


quando un senso di protezione assoluta cullava il battito.


 


E’ una ricetta semplice semplice, 


ha dentro il caldo del sole che inondava le mie giornate di bambina,


il profumo di menta che entrava dalle persiane socchiuse,


il colore delle nespole che grondavano dall'albero in cortile,


il sapore della perfezione di quei momenti fuori dal tempo.


 


E' una frittata.


La faccio con due uova, un cucchiaio di ricotta, un po' di pangrattato, parmigiano grattugiato, sale, foglie di mentuccia, olio d'oliva e una padellina, piuttosto piccola, col bordo alto e il coperchio trasparente; per permettere alla frittata di gonfiarsi liberamente e a me di goderne lo spettacolo.


Divido i tuorli dagli albumi e li mescolo al sale, alla panna, al parmigiano grattugiato e ad una spolverata di pangrattato.


Mescolo bene sbattendo un po'.


Gli albumi li monto a neve, sminuzzo fra le dita qualche fogliolina di menta e mescolo tutto insieme con un movimento leggero, ritmico, dal basso verso l'alto,  per non smontare gli albumi.


Metto la padellina a scaldare, aggiungo un cucchiaio d'olio, ruoto appena per ungere bene il fondo e verso il composto.


Aspetto un minuto per far dorare la base, metto il coperchio e abbasso la fiamma al minimo.


Il vapore si attacca al coperchio e la frittata inizia a gonfiarsi fra sospiri e ansimi.


Sale, sbuffa e ridiscende, sale ancora, pare resti lì e poi si sgonfia di nuovo per ricominciare a sbuffare.


Il mio tempo fluisce veloce, diffuso nel tempo necessario alla mia frittata per raggiungere la perfezione.


La padellina diventa grande, il mio sguardo ora sfiora appena le gambe del tavolo della cucina,


l'orlo di una gonna.


Qualcuno chiama il mio nome.


Ecco, la frittata è pronta.


è perfetta, calda, gonfia, carica. 


Canta.


Spengo la fiamma.


E col cuore che sorride mi preparo a mangiarla.


Eccomi, sono pronta anche io.