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La guerriera del Lago Jian

Scritto da Giovanna / Illustrato da Elisa

Ci sono donne che hanno combattuto e altre che continuano a farlo: per sé, per le altre donne, per tutti. In questa rubrica andiamo a conoscerne alcune che hanno lasciato il segno e continuano ad essere una fonte di ispirazione. 


Non dirmi che le donne
non hanno la stoffa degli eroi

Il suo nome è Qiu Jin ed è scritto sulle pagine dei libri di storia, quelli che raccontano la Cina a cavallo tra Ottocento e Novecento, e nel cuore di tante donne cinesi. La sua storia è quella del coraggio di combattere per i propri ideali, fino a morirne.


Nata e cresciuta in una famiglia borghese, Qiu Jin ha accesso ad un’ottima educazione: studia le arti marziali, al pari di suo fratello, e coltiva una grande passione per la poesia. Raggiunta la maggiore età, obbedisce al volere del padre e sposa un ricco mercante: con lui si trasferisce nella capitale Pechino e comincia ad entrare in contatto con altre donne che, come lei, rifiutano la struttura patriarcale della società cinese. Smette di fasciarsi i piedi (il loto d’oro, la tradizionale fasciatura che deforma i piedi a cui le donne cinesi venivano sottoposte, in nome di una maggiore eleganza e minore indipendenza, a partire dai movimenti), impara a maneggiare la spada e a vestirsi da uomo.


Il mio corpo non mi permette
di stare tra gli uomini
Ma il mio cuore è molto più coraggioso
di quello di un uomo.

Ben presto delusa e amareggiata da una vita matrimoniale che la voleva chiusa tra le mura domestiche e da un marito che non si interessava per nulla di letteratura e poesia, lascia la Cina (e i suoi due figli) e parte alla volta del Giappone, per studiare. E’ lì che incontra e coltiva amicizie con altre donne cinesi, desiderose di ribaltare il governo del tempo e combattere per l’uguaglianza tra uomo e donna in terra cinese. Si unisce a varie società segrete e, dopo il suo ritorno in Cina nel 1906, dirige più di una fanzine di stampo femminista, contribuendo a diffondere gli ideali di parità tra i sessi e a combattere pratiche crudeli come la fasciatura dei piedi e i matrimoni combinati.


Il suo nome viene presto associato a quello di un’altra dissidente e, nonostante il consiglio di fuggire e mettersi in salvo, Qiu Jin non lo fa, ma accetta di essere catturata, torturata ed infine uccisa. Il suo nome è quello di una guerriera - del lago Jian, come da traduzione del suo pseudonimo Jianhu Nüxia - che ha scelto di combattere quotidianamente per sé e le altre donne come lei, costruendo mattoni importanti per la storia cinese e la coscienza femminista del Paese.


Qiu Jin